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    May, 2009

    Teertha

    April, 2009

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    Osho

    Osho

    PERCHE' L'AMORE E' COSI' DOLOROSO ?

    L'amore è doloroso perché apre la strada all'estasi. L'amore è doloroso perché trasforma: l'amore è cambiamento. Qualsiasi trasformazione è dolorosa perché occorre lasciare il vecchio per il nuovo. Il vecchio è familiare, sicuro; il nuovo è assolutamente sconosciuto. Ti muoverai in un oceano mai esplorato. Non puoi usare la mente con il nuovo come facevi con il vecchio; la mente è molto abile, ma può funzionare con il vecchio, non con il nuovo: ora è assolutamente inutile. Per questa ragione nasce la paura; quando lasci il vecchio mondo - confortevole, sicuro - nasce il dolore. È lo stesso dolore che prova il bambino quando esce dal ventre della madre. È lo stesso dolore che prova il pulcino quando esce dall'uovo. È lo stesso dolore che prova l'uccellino quando prova a volare per la prima volta.

    La paura dell'ignoto, l'insicurezza dell'ignoto, la sua imprevedibilità, ti spaventano moltissimo. Dato che la trasformazione sarà dall'essere verso uno stato di non-essere, l'agonia è profondissima. Ma non si può avere l'estasi senza passare per l'agonia. Per purificare l'oro, esso deve passare attraverso il fuoco. L'amore è fuoco. È proprio a causa del dolore che l'amore procura, che milioni di persone vivono una vita senza amore. Anche loro soffrono, ma la loro è una sofferenza inutile. Soffrire per amore non è soffrire invano. Soffrire per amore è creativo: ti porta a livelli più alti di consapevolezza. Soffrire senza amore è un totale spreco, non ti porta da nessuna parte: continui a muoverti lungo il medesimo circolo vizioso.

     La relazione è uno specchio e, più l'amore è puro, migliore e più nitido sarà lo specchio. Ma l'amore più alto richiede che tu sia aperto. Richiede che tu sia vulnerabile. Devi lasciar andare la tua armatura, ed è doloroso. Non devi stare sempre in guardia, devi abbandonare la mente e i suoi calcoli. Devi rischiare, devi vivere pericolosamente. L'altro può ferirti - è per questo che hai paura di essere vulnerabile. L'altro può rifiutarti - è per questo che hai paura dell'amore. Il riflesso del tuo essere che scopri nell'altro potrebbe essere brutto - questa è la tua ansietà. Evita lo specchio. Ma non è che evitando lo specchio diventerai bello. Evitando la situazione, non puoi crescere. È necessario accettare la sfida. Occorre entrare nell'amore. È il primo passo verso Dio, e non può essere aggirato.

    Quelli che cercano di evitare lo spazio dell'amore, non raggiungeranno mai Dio. È una necessità assoluta, perché diventi consapevole della tua totalità solo quando vieni stimolato dalla presenza dell'altro, quando la tua presenza viene rafforzata dalla presenza dell'altro, quando vieni aiutato a uscire dal tuo mondo chiuso, narcisista, e portato fuori sotto la volta infinita del cielo. L'amore è un cielo, vastissimo. Essere in amore vuol dire mettere le ali. Ma naturalmente, il cielo infinito fa paura. L'amore è il vero dio, non il dio dei teologi, ma il dio di Buddha, Gesù, Maometto, il dio dei Sufi. L'amore è una tariqa, un metodo per ucciderti come individuo separato e per aiutarti a diventare l'infinito.

    Scompari come goccia di rugiada e diventi l'oceano, ma per questo devi passare attraverso la porta dell'amore. Certo, quando scompari come goccia di rugiada - e hai vissuto a lungo come goccia di rugiada - è doloroso, perché pensi: "Io sono questo, e ora questo sta scomparendo. Sto morendo". Non stai morendo, è l'illusione che muore. Ti sei identificato con l'illusione, è vero, ma l'illusione è sempre un'illusione. Solo quando svanisce, puoi vedere chi sei. Questa rivelazione ti porta alle vette più alte della gioia, dell'estasi, della celebrazione.

         

     

     

    Sri Ramana Maharshi

     

    Sri Ramana Maharshi

    Così come tutti gli esseri viventi desiderano essere sempre felici, senza dolori, così avviene per chiunque osservi il supremo amore per il Sè, e poichè solo la felicità è la causa dell'amore, per ottenere questa felicità, che è la propria natura, e che si sperimenta nello stato di sonno profondo, dove non c'è la mente, bisogna conoscere se stessi.

    Per fare questo - il cammino della Conoscenza - il mezzo principale è il chiedersi "Chi sono Io?". Chiedendosi: "Chi sono io?". Il chiedersi "Chi sono io" distrugge tutti gli altri pensieri, e come il bastoncino usato per accendere la pira, esso stesso alla fine scomparirà. In quel momento si avrà l'Autorealizzazione.

    La felicità è la natura stessa del Sé; la felicità e il Sé non sono diversi. Non c’è felicità in alcun oggetto del mondo. Quando la mente si proietta all’esterno, sperimenta miseria. La mente è formata dall’essenza più sottile del cibo che mangiamo; cresce con le passioni come l’attaccamento e l’avversione, il desiderio e l’ira. Proprio come la stessa persona è chiamata con nomi diversi a seconda delle diverse funzioni che esegue, così anche la mente è chiamata con nomi diversi; mente, intelletto, memoria ed ego.

    Nella mente pura, che è stata resa sottile e stabile dalla meditazione, la Beatitudine del Sé diverrà manifesta. I mezzi che qualificano un aspirante per l’indagine sono la meditazione, lo yoga, ecc. Quando la mente, che in questo modo è diventata matura, ascolta la presente indagine, realizza immediatamente la sua vera natura che è il Sé e rimane in perfetta pace, senza deviare da questo stato. Nei Veda sono insegnati parecchi sentieri che si adattano ai differenti gradi di qualificazione degli aspiranti. Tuttavia, poiché la Liberazione è soltanto la distruzione della mente, tutti gli sforzi hanno come loro scopo il controllo della mente. Sebbene le pratiche della meditazione possono apparire diverse l’una dall’altra, alla fine tutte diventano una. Si può adottare quel sentiero che è più idoneo al grado di maturità della propria mente.

    La mente dovrebbe essere fatta riposare nel Cuore fino alla distruzione del pensiero “io” che è la forma dell’ignoranza che risiede nel cuore. I grandi maestri hanno anche insegnato che il devoto è più grande dello yogi e che il mezzo per la liberazione è la Devozione. L'unica cosa che esiste veramente è il Sé. Il mondo, l'anima individuale, e Dio, sono sue manifestazioni. Come l'argento nella madreperla, questi tre appaiono insieme, ed insieme scompaiono. Il Sé è ciò che rimane quando non c'è assolutamente più nessun senso di "io".

     Questo stato è chiamato "Silenzio". Il Sé stesso è il mondo, il Sé stesso è l'"io", il Sé stesso è Dio; tutto è Shiva, il Sé

      

     

    November, 2007

    La Vita e la Meditazione

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    …ogni momento della vita che viviamo, è la nostra meditazione personale.

    Se riusciamo ad osservare senza giudicare, senza classificare il suo aspetto in giusto o sbagliato… in positivo o negativo… la vita ci conduce in una meditazione profonda e nel nostro essere… in ciò che è necessario sperimentare per comprendere ciò che non vediamo.

    La mano della vita e la nostra sono state sempre unite e camminano insieme in quanto non sono due cose distinte.

    Ciò che ci accade all’esterno non è altro che un gioco guidato dal Movimento… che ci conduce al Movimento stesso.

    La Fiducia è l’elemento essenziale che ci aiuta ad immergerci in ciò che non possiamo comprendere, in ciò che rappresenta il Mistero della Vita.

    Nel Silenzio incontriamo il Suono Divino, che ci ubriaca… ci rende vulnerabili

    ...e ci ruba il cuore…

    Vatika

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    Le Shabads, le canzoni dell'illuminazione raccontate da Suha

     

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    Copia di Suhapic 

    Raccontare come sono arrivate a me queste Shabad, queste Canzoni dell’Illuminazione, equivale a sottolineare un momento della mia vita in cui fortissimo era il desiderio di approfondire quel viaggio spirituale al quale il mio Maestro OSHO mi aveva da anni preparato, facendo nascere nella mia mente quella domanda la cui risposta può solo essere sperimentata e trovata dentro di sè: “Chi sono io?” Partecipavo in India a un gruppo intensivo di meditazione quando il suono di queste canzoni di Guru Nanak e di altri mistici illuminati appartenenti a diverse tradizioni, ha irrigato un filone assetato del mio cuore. Sono tutte in lode di OMKAR, della Divinità che tutti questi mistici hanno conosciuto. Non capivo le parole, ma il ritmo della tabla e i canti degli uomini hanno avuto un impatto incancellabile, al di là di ogni immaginazione. Al punto di cercare di scoprirne il significato e di intraprendere con l’amico indiano Yoga Teertha la traduzione in inglese. Il nostro lavoro di traduzione delle 56 canzoni selezionate è molto limitato rispetto all’ampiezza dei 6000 poemi (Shabad vuol dire la Parola) che compongono il Shri Guru Granth Sahib, il Libro Sacro e il Maestro dei Sikh, ma questi 56 poemi si sono rivelati una guida illuminante e determinante nel mio viaggio verso il Divino. I passaggi nel lavoro di traduzione sono stati molteplici. Sono poemi scritti in una lingua del Punjab, Gurmukhi, e sono molto essenziali, andando direttamente al cuore del problema dell’Illuminazione e sono cantati da soli uomini secondo dei ritmi di raga appropriatamente attribuiti. E’ stato dapprima difficile coglierne il significato e ci siamo aiutati con una spiegazione in Hindi che però, tradotta in inglese, era troppo lunga, tortuosa e lontana dalla purezza e dalla bellezza del testo originale. Finalmente ci è arrivato un testo “ufficiale” della traduzione in inglese e su quello abbiamo potuto confrontare il testo originale, depurandolo del soprappiù. E soprattutto ci siamo rituffati nella nostra esperienza personale di quelle parole. E il testo era pronto per la traduzione in Italiano alla quale con gioia infinita mi sono dedicata e dove ogni parola è diventata parte del mio sangue e delle mie ossa.

    Suha

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    Swami Sri Yukteswar tratto da “La scienza sacra”

     

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    Brahmanidhàna è il battesimo, ossia l’immersione del Sé nella corrente del Suono Sacro (Prenama, Om). In questo consiste la sacra opera che si compie per ottenere la salvezza e che rappresenta l’unico modo mediante il quale l’uomo può ritornare alla sua Divinità, il Padre eterno da cui si è allontanato. Il Suono Sacro si manifesta spontaneamente, coltivando la dinamica inclinazione dell’amore, naturalmente insito nel cuore. Quando questo amore si rende manifesto nel cuore, allontana dall’organismo ogni causa di eccitazione e lo calma riconducendolo a uno stato perfettamente normale. Rafforzando i poteri vitali, espelle tutte le sostanze estranee, cagione delle malattie, attraverso le vie naturali, ad esempio la traspirazione. Pertanto rende l’uomo perfettamente sano nel corpo e nella mente e lo mette in grado di comprendere giustamente gli insegnamenti della Natura. L’uomo potrà capire la vera natura del proprio Sé e del Sé di tutti coloro che lo circondano, solo dopo che questo amore si sarà sviluppato in lui. Grazie all’evolversi di questo amore, l’uomo ha la fortuna di assicurarsi la sacra compagnia di esseri divini ed è salvo per sempre. Senza questo amore l’essere umano non può condurre una vita naturale e gli è preclusa la compagnia della persona adatta a prendersi cura del suo bene; non comprendendo gli insegnamenti della Natura, egli fa entrare nel suo organismo delle sostanze estranee che lo eccitano e di conseguenza soffre nel corpo e nella mente; non troverà mai la pace e la vita sarà un peso. Quindi il requisito fondamentale per raggiungere la divina salvezza consiste nel coltivare il dono celeste di questo amore senza il quale l’uomo non potrà fare nemmeno un passo verso la liberazione. In questa creazione dobbiamo rispettare qualsiasi oggetto, animato, inanimato o per quanto insignificante possa essere. Alcuni ritengono che le divinità vivano nell’acqua, mentre lo studioso pensa che vivano nel cielo, lo stolto lo cerca nel legno e nelle pietre, ma lo Yogi realizza Dio nel santuario del suo Sé. Stare in compagnia del Guru, non significa soltanto trovarsi nella sua presenza fisica, ma vuol dire soprattutto racchiuderlo nel nostro cuore, fare nostri i suoi principi, metterci in sintonia con lui. Per restare quindi in compagnia di un essere divino, dobbiamo farlo diventare l’oggetto dell’amore del cuore, mantenendo costantemente presenti nella mente la sua immagine e le sue qualità, pensando a lui e seguendo amorevolmente i suoi insegnamenti, docili come un agnello. Per capire cosa voglia dire vivere in modo naturale, è necessario sapere che cosa significhi vivere innaturalmente. La vita dipende dalla scelta del cibo, della dimora e della compagnia. Quando si consegue una grande forza d’animo è possibile eliminare tutti gli ostacoli dalla via della salvezza. Questi ostacoli sono di otto tipi: l’odio, la vergogna, la paura, il dolore, la critica, i pregiudizi razziali, l’orgoglio della propria discendenza, la presunzione e corrispondono alle otto indegnità del cuore umano. L’eliminazione di questi ostacoli apre la via a Viratvam (la grandezza d’animo) che rende idoneo l’uomo a mettere in pratica Asana (posizione del corpo immobile e confortevole), Pranayama (controllo del Prana, ossia delle forze elettriche dei nervi involontari) e Pratyahara (rivolgere all’interno le correnti dei nervi volontari). Queste pratiche permettono all’uomo di appagare il cuore godendo degli oggetti dei sensi così come è previsto che accada nella vita famigliare. Evitando in tal modo il decadimento prematuro del corpo cui è soggetta la maggior parte degli uomini, lo Yogi può rimanere quanto desidera nella sua attuale forma fisica, avendo così il tempo di bruciare il proprio karma in un solo corpo e di esaudire tutti i desideri del suo cuore liberandolo. Finalmente purificato, non è più obbligato a tornare nuovamente sulla terra sotto l’influenza di Maya o a subire la “seconda morte”.  Cinque sono gli stati del cuore umano: oscuro, ispirato, costante, consacrato e puro. Questi cinque diversi stati del cuore permettono di classificare gli uomini e determinare il livello evolutivo.

           1. Il cuore oscuro Nello stato oscuro del cuore l’uomo si forma concezioni sbagliate; egli pensa che la creazione fisica sia l’unica e vera sostanza esistente e che non vi sia niente altro al di fuori di essa. Questo però è contrario alla verità, come è stato spiegato in precedenza, ed è soltanto l’effetto dell’Ignoranza, Avidya.

    2. Il cuore ispirato Quando l’uomo percepisce i primi segni dell’illuminazione, comincia a paragonare le esperienze della creazione fisica che si forma durante lo stadio di veglia, a quelle del sogno; rendendosi conto che queste ultime sono soltanto idee, dubita dell’esistenza sostanziale delle prime. Il suo cuore allora si sente ispirato a penetrare la vera natura dell’universo e, facendo ogni sforzo per chiarire i propri dubbi, cerca delle prove per stabilire che cosa sia la verità.

    3 . Il cuore costante Questo stato dell’uomo si chiama Dvapara, e quando, in un qualsiasi sistema solare diviene lo stato naturale di tutto il genere umano, si dice che l’intero sistema si trova nel Dvapara Yuga. Nello stato Dvapara il cuore consegue la fermezza. Se l’uomo continua a rimanere immerso nella corrente sacra, a esserne battezzato, perviene gradualmente a un piacevole stato in cui il suo cuore abbandona del tutto le idee del mondo esteriore e si dedica interamente a quello interiore. 

    4. Il cuore consacrato in questo stato di consacrazione l’uomo, ritirando il suo sé da Bhuvarloka, il mondo degli attributi elettrici, raggiunge Svarloka, il mondo degli attributi magnetici, le forze elettriche e i poli; egli allora diventa capace di comprendere Citta, il Cuore, la terza parte o parte magnetica della creazione. 

    5. Il cuore puro Continuando il cammino verso Dio, l’uomo innalza il suo sé fino al Maharloka, la regione del magnete, l’Atomo; allora essendosi ritirate tutte le varie forme dell’Ignoranza, il suo cuore giunge a uno stato di purezza privo di tutte le idee esteriori. L’uomo può quindi comprendere la Luce Spirituale.

      Quando il cuore è in tal modo purificato, non solo riflette, ma rende manifesta la Luce Spirituale, il Figlio di Dio. Si vedrà come il discepolo, passando attraverso i vari stadi, diventi capace di concepire nel suo cuore i diversi oggetti della creazione; come egli gradualmente progredisca attraverso i vari stadi della meditazione e come, concentrando la sua attenzione sul sensorio, giunga infine a percepire quel particolare suono, Pranava o Subda, il Verbo Sacro. In quel momento, poiché il suo cuore diventa divino e l’Ego (l’Ahamkara, il figlio dell’uomo) si immerge o è battezzato nella corrente di quel suono… il discepolo diviene un Siddha, un adepto, un essere divino. I sette candelabri d’oro sono i sette centri luminosi del corpo ove si manifesta lo Spirito e sono conosciuti come:

     1. cervello, Sahasrara

    2. bulbo rachideo Ajina cakra

    3. cervicale, Visuddha

    4. dorsale, Anahata

    5. lombare, Manipura

    6. sacrale, Svadhisthana

    7. coccigeo, Muladhara

    Attraverso questi sette centri o chiese, l’Ego, il figlio dell’uomo, si dirige verso la Divinità. Nello stato del battesimo, l’Ego, il figlio dell’uomo, attraversando gradualmente i sette centri menzionati, ne acquisisce tutta la conoscenza; al termine del viaggio in tutte queste regioni, egli comprende la vera natura dell’universo.

    Si è pienamente dimostrato che l’Amore è Dio e a qualsiasi credo religioso si appartenga, qualunque possa essere la propria posizione nella società, se l’essere umano coltiva questo principio fondamentale, insito naturalmente nel suo cuore, troverà sicuramente il sentiero giusto e non si smarrirà più nella creazione delle Tenebre.

    “La vita è sempre incerta e instabile come una goccia d’acqua su una foglia di loto. La compagnia di un essere divino, anche per un solo istante, può salvarci e redimerci! "

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    Profezie Maya

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    La civiltà Maya raggiunse traguardi scientifici notevoli. Per contare gli anni, utilizzavano stelle e pianeti: il "Grande Conto"... basato sui movimenti del pianeta Venere.

    Essi divisero il tempo in una serie di cicli che cominciavano dalla nascita di Venere. Ogni ciclo durava 1 milione e 872 000 giorni. Il ciclo che ora stiamo vivendo ha avuto inizio il 13 agosto dell'anno 3114 prima di Cristo e finirà il 21 dicembre 2012 dopo Cristo.

    I Maya erano del tutto sicuri dell'attuale ciclo ed erano altrettanto convinti che fosse l'ultimo. Quando il mondo avrà completato questo ciclo, dicevano, finirà fra disastrose inondazioni, terremoti e incendi: uno scenario molto simile alle profezie del Nuovo Testamento.

    In molte religioni ci sono profezie che coincidono nell'affermare che stiamo vivendo un periodo particolarmente difficile, che annuncia un passaggio dell'umanità verso una nuova era. In questo momento viviamo in un mondo di miseria, di odio e di schiavitù, soprattutto morale, psichica, materiale.

    Questo momento di schiavitù terminerà quando finisce l'ultimo Katun, cioè gli ultimi 20 anni, e dicono perfettamente la data: 21 dicembre 2012. In quel giorno finisce questo ciclo in cui noi stiamo vivendo, momento di odio e di paura.

     L'uomo dovrà rivoluzionare se stesso, il proprio pensiero e reintegrarsi in questa musica cosmica a tempo, in modo tale da mettersi in armonia con l'universo.

    Dovrà comprendere che il tutto è vivo e che egli è parte del tutto.

     blinkinflowers

    August, 2007

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    A Gerusalemme la prostituta della città stà per essere lapidata... quando Gesù dice:

    "Chi è senza peccato lanci la prima pietra"

    una vecchia signora trascina con gran fatica una enorme pietra che lascia cadere sopra la testa della prostituta.

    Gesù la squadra e commenta:

    " MAMMA... sai... a volte mi fai proprio girare le scatole"

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    July, 2007

    La Luna e le sue fasi

    CURRENT MOON
     
    August, 2006

    Viaggio in India

     

     

     

    Il mio primo viaggio è stato in India, insieme al mio primo volo, e a tante paure e curiosità. Il primo impatto è stato molto forte... questo mondo così diverso da come sono abituata... L'odore... poi questi fuochi accesi in piena notte nella città... persone che dormono in terra o sotto capanne fatte di stoffa... o persone che girano di notte come se fosse giorno. I colori dell'India rendono l'aria carica e... questo suonare continuo il clacson, rende tutto così caotico... lo smog così intenso da non respirare. Ci sono bambini ben vestiti che vanno a scuola, con le loro mamme che li accompagnano, e ne vedi altri appoggiati nei marciapiedi o nei campi dove invece le loro mamme lavorano. Ci sono rioni di case anche molto belle, e baracche improvvisate... Donne con vestiti bellissimi di seta con colori accesi e donne con vestiti modesti, sporchi. L'India... una espressione di alternanza, contraddizioni, ma di una bellezza unica proprio per essere ciò che è. Nel Kerala la natura è protagonista, il cuore si riempe del verde degli alberi e del blu del mare. La gente è molto cordiale... e se acquisti il loro artigianato (impossibile non farlo)... allora sarai deliziato ogni giorno della loro presenza con articoli diversi da proporti. Il sorriso nei loro occhi è impressionante... nonostante la povertà a cui forse sono abituati... e che forse fà impressione solo a noi, che solo a camminare scalzi ci viene l'orticaria. E' la patria dell'Ayurveda, dei massaggi e se ci si vuole rilassare tra natura e coccole... è il posto adatto. Invece Poona, una città piena di vita, dove non incontri solo indiani ma persone di tutto il mondo. L'Asharam di Osho è la meta di molte persone... ed effettivamente MERITA. L'asharam è un posto bellissimo, molto curato dove puoi immergerti con totale apertura su tutto ciò che ti và di vivere. Ci sono meditazioni ad ogni ora... Spazi danzanti dove puoi esprimere tutta la tua gioia e il tuo essere, insieme a tante persone... non ci sono più confini tra il colore della pelle, la lingua che parli, la religione... si crea una unica energia. Anche a Poona ci sono centri per curare il tuo corpo attraverso cure naturopate o ayurveda. Tutto è vissuto con molta semplicità ma l'attenzione verso la cura di se stessi è molto profonda e antica. La pulizia del colon è di primaria importanza, i massaggi, impacchi caldi e freddi, idromassaggi, bagni di vapore, oleazioni, shirodara e quant'altro. Negozi e baracche che vendono il loro artigianato, come statue, collane, vestiti, stoffe, pietre... l'acquisto viene spesso svolto seduti in terra sorseggiando un gustosissimo chai che ti viene offerto, mentre il venditore ti illustra tutto il suo negozio, con la sua speranza di venderti più non posso. E poi l'incontro con i miei amici Suha e Teertha che mi aiutano ogni anno a scoprire un pezzo di cuore di India. L'accoglienza di quest'anno al mio arrivo nella mia ormai "cameretta"... è stato FANTASTICO... con la Suha che suonava sonagli, tamburi e quant'altro... e il Teertha che si esibiva in una danza roteante con il ritmo delle mani e dell'energia di gioia e di benvenuto, che si era creato. Poi la mia prima visita a Karla, un resort dove gli indiani vanno a trascorrere le vacanze, lungo la riva di un fiume. Qui ho conosciuto i Maestri Akhil e Divya e ho potuto beneficiare della loro splendida energia di Amore, insieme ai "vecchi" miei amici e ai "nuovi"... dove la meditazione non era più un "fare" ma un "divenire"... e tu stessa sei Magia...

     

     

     

    June, 2006

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